Vaccinarsi con AstraZeneca: sì o no? Io l’ho fatto, e sono contenta

Vaccinarsi con AstraZeneca. Non vaccinarsi con AstraZeneca: questo è il dilemma. Le notizie che si rincorrono da settimane sui vari casi di trombosi verificatisi in seguito all’inoculazione di AZ non aiutano nella scelta. Vi racconto la surreale, travagliata ma positiva esperienza della mia vaccinazione. Eh sì perché domenica scorsa ho avuto la prima dose. Ho avuto paura? Non direi. Mi correggo: in realtà prima di farmi vaccinare i dubbi hanno tenuto la mia mente molto occupata.

Dopo essermi prenotata per il 28 aprile all’Hub della Stazione Termini di Roma, le news sui casi di trombosi hanno cominciato magicamente a moltiplicarsi. Lo faccio? Non lo faccio? Mi cancello? Perché le trombosi capitano soprattutto alle donne? Ma ho 61 anni, forse mi salvo… . “Mamma però tu fisicamente dimostri 10 anni di meno”, mi ha detto a un certo punto figlio rimettendo in crisi le mie già scarse certezze. Vabbè, allora magari aspetto che arrivino altre scorte di Pfizer… “Mamma, i vaccini sono sicuri, anche la Merkel ha fatto AZ, fallo!”, mi ha invece detto mia figlia. I giorni passavano ed ero sempre più combattuta.

Sabato scorso rivedo una mia cara amica, andiamo insieme a fare la spesa in un mercato contadino a km 0. Lei non ha mai preso medicine, neanche l’aspirina, si cura omeopaticamente, al contrario di me fa attività fisica regolare. “Io l’AZ non lo faccio”, mi fa. In meno di tre secondi i miei dubbi si concretizzano. La mia mente crea di colpo un puzzle di notizie negative, la Danimarca che ha ritirato AZ, i casi di trombosi, le donne morte… “Cancellati e aspetta, tanto se vuoi ri-prenotarti per AZ trovi subito posto”, mi dice. Mi sembra subito la soluzione migliore.

Torno a casa e la prima cosa che faccio è disdire l’appuntamento. Poi ricomincio a navigare in rete e leggo la notizia che gli Usa hanno deciso di interrompere il vaccino Johnson&Johnson perché anche questo è rischio trombosi. E vabbè ma allora…. se dò retta a tutto quello che leggo non ne esco. Nel giro di pochi minuti decido di verificare sul sito della Regione la possibilità di ri-prenotare AZ. Nel frattempo faccio gli auguri di compleanno a un’altra mia amica, che da anni si occupa della salute delle donne, e ne approfitto per chiederle info su Az. Mi risponde dicendomi che lei lo ha fatto e che ha avuto solo due giorni di stanchezza e rimbecillimento, ma di farlo senza problemi. “Vai tesoro!”, mi scrive.

Mi vengono in mente decine di post di amici giornalisti che l’hanno già fatto. Tutti contenti. Soprattutto per essere andati alla Nuvola: descrizioni mirabolanti, racconti e dettagli sull’assoluta efficienza e rapidità della struttura…. Guardo se c’è posto: ce n’è uno il giorno dopo alle 15! Prenoto. Incrocio le dita. Emozione. Paura. Eccitazione. Roba da pazzi…. Rifletto su tutto questo. La nostra vita ormai dipende da un’iniezione. Grottesco.

La notte dormo poco e male. Ho ancora dei dubbi. Alle 13 rivado sul sito della Regione, cerco di cancellare la prenotazione. Troppo tardi. Un sollievo. Ormai devo andare. Piove a dirotto. Mia figlia si offre di accompagnarmi. Stiamo per entrare nel passaggio riservato ai vaccinandi ma ci dicono che lei non può entrare. Noooo!!! Mi incammino da sola.

Il posto è bellissimo, non lo conoscevo. Fuori c’è un passaggio costante e silenzioso di persone in mascherina e ombrello che entrano ed escono dalla gigantesca opera architettonica di Massimiliano Fuksas. Concepita come centro congressi e punto di riferimento dell’arte moderna e contemporanea, è diventata un gigantesco hub vaccinale dove si salvano vite con l’adenovirus degli scimpanzè.

Qui si fanno 3.500 vaccinazioni al giorno, con 50 postazioni vaccinali (tutte attive contemporaneamente) e oltre 140 tra medici, infermieri e personale amministrativo. Gli ampi spazi della Nuvola e la velocità dei vari passaggi danno sicurezza e senso di protezione.

La procedura di accoglienza, la raccolta dei dati sanitari e la vaccinazione durano in tutto mezz’ora, compresi 15 minuti di osservazione. Ero strabiliata. Ma stiamo a Roma o in Svizzera? Dove e come hanno imparato questo livello di efficienza?

Questa è la dottoressa che mi ha vaccinata
Aspettando la fine dei 15 minuti di osservazione davanti ai banchi del check-out

Una volta uscita, mi sono sentita molto soddisfatta. Mi sembrava di aver fatto la cosa giusta.

E’ vero: per due giorni ho sentito un lieve malessere, come se mi avessero sballottata per ore in un camion su una strada di montagna. Rallentata nei movimenti, qualche brivido ma niente febbre.

Sono sicura di aver fatto bene. Aspetto con ansia – ma senza preoccupazione – la seconda dose a luglio. Sperando di potermi godere la prossima estate in santa pace.

Alla prossima!

1 Comment

  1. il problema generato da AstraZeneca ha tenuto banco e continua ad averlo. Anche io scrissi qualcosa su questo vaccino quando fu sospeso e non fu tanto gradito da qualcuno dei commentatori. Il problema delle trombosi viene considerato dagli addetti ai lavori, un puro dato statistico rapportandolo ai benefici avuti. Comunque, in bocca al lupo!
    buon prosieguo

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