A Trouville sulle tracce di Monet e Marguerite Duras

E’ arrivato l’autunno. Così, in un attimo. Il caldo e il sole hanno ceduto il posto a un’aria più fresca e ai temporali. Ieri a Roma c’è stato un nubifragio e molte strade si sono allagate, la manutenzione dei tombini qui è un optional.

Ma basta un po’ di immaginazione per tornare all’estate. Oggi ho fatto un rewind mentale e sono andata a Trouville, bellissima cittadina del Calvados scoperta nel XIX secolo da un piccolo gruppo di pittori, Charles Mozin in primis. Con la moda dei bagni al mare il piccolo villaggio normanno si trasformò in una rinomata stazione balneare.

Qui trovarono ispirazione Izabey, Boudin, Pissarro. Ma soprattutto Claude Monet, che vi soggiornò subito dopo il matrimonio con Camille Doncieux , nell’estate del 1870. 

Sempre nella stessa cornice Monet dipinse La spiaggia di Trouville. Osservate il quadro qui sotto. La donna in bianco sulla sinistra potrebbe essere proprio Camille, mentre l’altra, vestita in nero e assorta nella lettura, è stata identificata in Marianne Boudin, moglie del primo maestro di Monet. Pensate: sulla superficie del dipinto sono stati trovati dei granelli di sabbia. Immagino il grande pittore impugnare i suoi pennelli sotto il sole e il vento per dare vita a questo capolavoro che oggi si trova nella National Gallery di Londra.

In quel periodo Monet era un pittore squattrinato. Dopo il successo ottenuto da Boudin con le sue vedute di Trouville, decise anche lui di piazzare il suo cavalletto sul quel tratto di costa. Senza riuscirci. Sì perché L’Hotel des Roches Noires rimase invenduto e l’artista lo lasciò all’albergatore per pagare il conto. Incredibile ma vero: oggi L’Hotel des Roches Noirs considerato uno dei grandi capolavori dell’impressionismo e conservato al Musée d’Orsay di Parigi, non ha prezzo.

Un secolo dopo, L’Hotel des Roches Noirs diventerà il luogo preferito di Marcel Proust.

E Marguerite Duras vi acquisterà l’appartamento che diventerà il suo rifugio.

La scrittrice amava la natura e l’autenticità di quella cittadina. Era attratta da quel mare, sul quale si affacciava la sua “tana”, e che riusciva a trasmetterle una “visione di insieme”, la sensazione di avere davanti il “tutto”.

Spero che questo viaggio della fantasia vi sia piaciuto. In fondo basta poco per respirare “aria pura” e ritemprarsi per affrontare l’autunno. Ne abbiamo davvero bisogno!

Alla prossima!

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