Sono qui a Roma, sulla poltroncina di vimini del mio terrazzino. Guardo le nuvole rosa ascoltando un brano di Prince, The Love We Make. Una ballad, un gospel capace di catapultarti in alto, avvicinandoti a Dio.

Mi hai lasciata 10 giorni fa. Te ne sei andato nella notte, nel silenzio, senza far rumore.

La parola è sempre stata un tuo grande amore, una passione, un bisogno, una necessità. Ti sei sempre fatto delle domande difficili. Ma avevi delle certezze incrollabili. Dio era una di queste. La tua era una fede profondissima, eri innamorato di Dio e delle cose invisibili. Hai sempre creduto che queste fossero l’unica cosa per cui valesse la pena vivere.

E poi la famiglia. Il tuo punto di riferimento. Da sempre. Hai lottato tanto per tenerla unita. Anche se hai fatto molti errori, erano sempre in buona fede. Errori che ho sempre combattuto, posizioni contro le quali ho strenuamente protestato, per anni. Ma ora che non ci sei più ho capito che volevi solo difenderci e proteggerci. Ad ogni costo e con qualsiasi mezzo.

Chissà dove sei ora. Guardo le nuvole, che nel frattempo sono diventate azzurre, quasi grigie. Sei forse lì?

Il rintocco delle campane della Basilica di San Giovanni in Laterano mi riportano alla mia infanzia, alla tua enorme energia, alla tua capacità di credere sempre e comunque in qualcosa di più alto e immensamente grande.

Ti penso. Con amore. Papino mio. Io sarò sempre con te. E tu sempre con me.

Au revoir mon papa.

Elisabetta Malvagna

Giornalista, autrice e blogger, qualche anno fa ho scelto la Normandia come mia seconda Patria. Amo la scrittura, la fotografia e il cinema. Il silenzio e la natura. Non posso vivere senza il caffè, la cioccolata e la musica. Ho fatto un milione di cose nella vita, dalla cronista parlamentare all'inviata musicale, dalla fotografa all'attivista della nascita naturale.

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